24 giugno 2009

Una tra le più vecchie storie di chi ha realizzato almeno una volta un web site dai contenuti dinamici é il dubbio, quasi esistenziale, sull’utilizzo di un Content Management System open source.

Di base, ci si dovrebbe porre due quesiti:
1: Date le specifiche implementative, conviene realmente sfruttare un CMS ‘as is’, oppure magari l’applicazione da sviluppare richiede il supporto di strutture dati particolari non previste?
2: Ammesso che si riesca ad ottenere un risultato pulito ed efficiente con un CMS, quale va usato tra quelli disponibili?

Se la risposta alla prima domanda é si (sperando che sia stata fatta un’analisi funzionale decente) allora può diventare problematico rispondere alla seconda.

Wordpress, Joomla, Drupal, Plone, qual’é il migliore in assoluto?

In maniera superficiale potremmo dire che i CMS si somiglino tutti tra loro, ognuno con il gestore dei contenuti, ognuno con una verticalizzazione delle categorie, e così via. Chi ha un minimo di esperienza sa che questa affermazione è profondamente errata. E’ corretto invece dire che NON esiste UN CMS definitivo, poiché ognuno di essi ha funzionalità peculiari rispetto agli altri.

Joomla, ad esempio, fino ad oggi (release 1.5.11) non permette una verticalizzazione dinamica degli articoli, limitando a sezioni e categorie la gerarchia dei contenuti. E questo è grave, considerate le potenzialità di un’applicazione come quella. Al contrario, Wordpress è molto elastico nella struttura e molto più attento alla metadatazione delle pagine, ma ve lo immaginate per un sistema di e-commerce o di e-learning?

Sebbene esistano controprove di ciò che ho scritto, spesso l’esasperazione di questi comportamenti porta a snaturare l’idea con cui tali software sono nati. Perché non usare applicazioni create per quegli scopi specifici, come Magento o moodle, giusto per mantenere l’esempio?

Tra l’altro, in tutta franchezza ho seri dubbi che specializzarsi su un solo CMS sia una pratica utile. Ai fini aziendali come per quelli personali, rischiare di far “marcire” uno sviluppatore sullo stesso codice per mesi potrebbe significare perdere tempo utile allo studio di nuove soluzioni da vendere - e un probabile, probabilissimo malcontento di chi ci lavora…

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